Da quel papiro una lunga staffetta tra medici

giovedì 4 agosto 2016

 Edwin Smith emette il suo primo vagito in Connecticut nel 1822. Nello stesso anno, a molti chilometri di distanza, viene decodificato un papiro che si rivelerà il più antico trattato medico giunto sino a noi, il primo in cui ci si avvicina alla medicina con un approccio scientifico che nulla ha a che vedere con pozioni magiche ed incantesimi.

Quarant'anni più in là, Smith, divenuto egittologo, acquista il papiro da un rigattiere di Luxor, Mustafá Aga, lo custodisce con sé sino alla morte, consapevole del tesoro che si é tenuto stretto per tutta la vita, poi lo lascia nelle mani di sua figlia grazie alla quale arriva alla New York Historical Society, è il 1906.

Conservato alla New York Academy Medicine, nel 1930 viene tradotto per la prima volta. Nel papiro appare la più antica descrizione di carcinoma mammario, ciò che da anni continuo a studiare anch'io. Non ci sono più gli scribi e partendo dall'Egitto abbiamo mosso tanti passi, ma sento di essere parte di un percorso, come quando corri una staffetta, prendi il testimone da chi ti ha preceduto e lo passerai a chi ti succederà, augurandoti di fare al meglio la tua corsa e che chi arriverà dopo di te possa correre più veloce. Così immagino di passare il mio sapere, che probabilmente non sarebbe stato quello che é se qualcuno prima di me non si fosse messo a studiare la medicina e la sua cura. Per questo mi sento portavoce di chi ha cercato di capire meglio la scienza per migliorare la qualità della vita degli altri e sento di essere qui anche grazie a Smith, senza il quale forse non avremmo mai saputo che già nel 1600 a.C. medici come noi, provavano a curare il cancro.

Sono qui anche per raccontarvi ciò che so sul legame tra sana alimentazione e diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari e tumori, su quanto la cultura del mangiar bene possa garantirci una vita più sana e serena, in un Paese in cui oggi deteniamo il primato europeo di sovrappeso infantile, il 12% dei bambini italiani é addirittura obeso. Dobbiamo ripartire dai principi della Dieta Mediterranea, per cui nel giugno 2008 il Senato della Repubblica Italiana ha approvato una mozione per chiedere all'UNESCO di dichiararla "Patrimonio culturale immateriale dell'Umanitá" perché, come diceva Feuerbach, "Siamo ciò che mangiamo".

Saverio Cinieri (oncologo)

Fonte: PercontodiSmith

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