Nel nuovo marchio per il FAI (che proprio nuovo non è) c’è anche la cittadella di Alessandria

martedì 10 ottobre 2017

 Il 5 ottobre, in occasione del lancio della campagna di raccolta fondi “Ricordiamoci di salvare l'Italia”, il FAI ha rinnovato la sua immagine ed ha presentato al pubblico il suo nuovo marchio, che nel guardare al futuro riscopre una preziosa eredità del passato…

Il marchio del FAI ha una bella storia, nasce infatti a metà anni '70 dalle mani e dalla mente di Pino Tovaglia, uno dei più grandi grafici italiani del secondo dopoguerra. In realtà l'incarico di elaborare il logo della Fondazione in un primo momento venne dato a Roberto Sambonet, su suggerimento di Franco Russoli, uno dei quattro fondatori del FAI. Il risultato tuttavia non piacque e allora Renato Bazzoni commissionò lo studio del marchio a Tovaglia, forte del rapporto che si era creato tra i due un decennio prima in occasione di “Italia da salvare”, la mostra che segnò un vero spartiacque nella consapevolezza generale dei rischi ai quali era esposto il nostro patrimonio e che divenne motore generatore della Fondazione.

Pino Tovaglia, era allora uno dei più giovani esponenti di quella “Scuola Svizzera”, che nel secondo dopoguerra diffuse a Milano uno stile grafico sviluppato negli anni ‘20 a Zurigo e i cui punti chiave erano chiarezza, semplicità, leggibilità e obiettività, senza alcun accenno al decorativismo.

Per il marchio del FAI Tovaglia prese ispirazione da elementi architettonici, quali i bastioni della cittadella di Alessandria (!) e naturalistici, quali il profilo del fogliame. 

Questi elementi trovarono poi una sintesi nell'elemento grafico a sei cuspidi che nel corso di quarant'anni si è indissolubilmente legato all'immaginario della Fondazione.

MARIO MARCHIONI / mario.marchioni@alessandriamagazine.it

 

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